Dieci anni di PRISMA: anche “l’occhio” dell’INAF d’Abruzzo scruta il cielo a caccia di bolidi
Era l’11 marzo 2016 quando sul tetto della sede torinese dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) veniva installata la prima camera all-sky di PRISMA (Prima Rete Italiana per la Sorveglianza sistematica di Meteore e Atmosfera). Dieci anni dopo, questa infrastruttura conta oltre 80 camere (dette nodi) posizionate in tutta Italia e collegate tra loro, capaci di registrare oltre 3.000 bolidi in un decennio. In questo mosaico tecnologico, l’INAF – Osservatorio Astronomico d’Abruzzo svolge un ruolo importante.
Il progetto PRISMA consiste in una rete di camere “a tutto cielo” che osservano continuamente la volta celeste alla ricerca di meteore eccezionalmente brillanti (fireball e bolidi). L’obiettivo è determinarne le orbite, le dimensioni e le traiettorie, così da delimitare con precisione le aree di eventuale caduta dei frammenti, per recuperarli e analizzarli nei laboratori scientifici. La rete INAF del progetto PRISMA non si limita alla sola astrofisica, bensì fornisce anche dati cruciali per la comprensione dell’atmosfera e per la localizzazione di eventuali ritrovamenti di meteoriti sul suolo nazionale.

La camera all-sky di Teramo, situata presso la sede storica di Collurania, è una delle componenti più recenti e tecnologicamente avanzate della rete. Acquistata a fine 2023, la stazione ha vissuto una fase di intensa sperimentazione: attivata nel giugno 2024, è stata utilizzata come banco di prova per l’aggiornamento strutturale della rete nazionale, testando nuovi sensori e cupolini protettivi. Dopo una breve pausa per manutenzione estiva dovuta alle elevate temperature, da settembre 2025 la camera è tornata pienamente operativa e calibrata, pronta a monitorare il cielo abruzzese e delle regioni limitrofe.
Matteo Di Carlo, ricercatore dell’INAF d’Abruzzo, spiega: “La posizione di Teramo non è casuale: nel Centro Italia la densità di stazioni di monitoraggio è ancora ridotta e la camera di Collurania colma un vuoto geografico essenziale per la ‘triangolazione’. Quando un bolide attraversa l’atmosfera, sono infatti necessarie almeno due o tre osservazioni da punti diversi per calcolarne la traiettoria, l’orbita e l’eventuale punto di caduta di meteoriti”.
Proprio questa cooperazione ha dato i suoi frutti recentemente: la notte dell’11 gennaio 2026, alle 22:09 locali, la camera di Teramo è stata una delle cinque stazioni (insieme a quelle di Roma, Napoli, Amelia e San Sepolcro) a immortalare un brillante bolide, fornendo dati cruciali per lo studio dell’evento. Il legame tra l’Osservatorio Astronomico d’Abruzzo e la rete nazionale si è consolidato nel novembre 2025, quando Teramo ha ospitato la VII edizione dei PRISMA Days, che ha riunito ricercatori e appassionati provenienti da tutta Italia.
“Il lavoro sul nodo abruzzese è appena iniziato”, aggiunge Di Carlo, che, oltre a essere membro del Project Office di PRISMA, è responsabile della manutenzione dei server, dell’acquisizione dei dati e della loro archiviazione. “L’obiettivo per i prossimi mesi è l’analisi di tutti gli eventi registrati dalla camera in questi mesi affinché facciano parte dell’archivio Prisma e quindi siano consultabili da chiunque”. Inoltre, lo sguardo è già rivolto alle vette: il progetto prevede anche l’installazione di una seconda camera presso la Stazione Osservativa dell’INAF a Campo Imperatore, sul Gran Sasso, dove l’altitudine e l’assenza di inquinamento luminoso garantiranno osservazioni di qualità eccezionale.





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