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Tags: Geologia Planetaria Sistema Solare Venere vulcanismo
Posted by: Eleonora Ferroni
Date: Apr 23, 2026
Venere è ancora vulcanicamente attivo? Uno studio su Nature Astronomy invita alla cautela
Venere continua a sorprendere. Da anni il pianeta è al centro di un rinnovato interesse scientifico, poiché sempre più indizi suggeriscono che possa essere ancora geologicamente attivo. Ma quanto sono davvero robuste le prove disponibili oggi?
A questa domanda prova a rispondere un nuovo Matters Arising pubblicato su Nature Astronomy, intitolato “Challenges to detecting present-day volcanism on Venus”, al quale ha contribuito anche Piero D’Incecco, ricercatore dell’INAF – Osservatorio Astronomico d’Abruzzo ed esperto di planetologia. Il lavoro nasce come risposta scientifica a uno studio precedente che interpretava alcune variazioni osservate nelle immagini radar della missione Magellan come possibile evidenza di nuove colate laviche formatesi durante la missione stessa.
Il nuovo studio propone una chiave di lettura diversa. Secondo gli autori, le anomalie radar rilevate potrebbero essere spiegate, almeno in parte, da differenze nella geometria di osservazione tra i vari cicli di acquisizione del radar e, in alcuni casi, dal contesto geologico locale delle aree analizzate. In altre parole, ciò che a prima vista può sembrare la firma di un’eruzione recente potrebbe in realtà riflettere il modo in cui il radar “vede” la superficie da angolazioni diverse.
Il punto centrale del lavoro è proprio questo: per dimostrare in modo convincente il vulcanismo attuale su Venere, non è sufficiente osservare differenze di intensità nel segnale radar, ma è necessario anche rilevare cambiamenti morfologici chiari, applicare un approccio più rigoroso nelle procedure di confronto tra immagini acquisite in condizioni diverse e, soprattutto, disporre di dati topografici migliori.
Il risultato non ridimensiona l’interesse scientifico per Venere, anzi. Rafforza l’idea che il pianeta sia oggi uno dei laboratori più affascinanti del Sistema solare per lo studio dell’evoluzione dei pianeti rocciosi. Se Venere è davvero ancora attivo — e diversi indizi suggeriscono che lo sia — allora sarà fondamentale dimostrarlo con strumenti e metodi sempre più robusti.
Ed è proprio qui che entrano in gioco le future missioni. Nuove osservazioni radar, dati topografici più accurati e, in prospettiva, anche misure in situ potranno aiutare a distinguere con molta più sicurezza tra reali cambiamenti superficiali e semplici effetti legati alla geometria di acquisizione.
Piero D’Incecco ha contribuito al coordinamento dell’impegno scientifico e redazionale del lavoro. Per l’INAF – Osservatorio Astronomico d’Abruzzo, la partecipazione a questo studio rappresenta un contributo significativo a un dibattito internazionale di grande attualità, in un momento in cui Venere è tornato a essere uno degli obiettivi scientifici più importanti dell’esplorazione planetaria.
D’Incecco spiega: “Capire se Venere stia ancora eruttando oggi non significa solo risolvere un enigma del Sistema solare, ma significa anche capire meglio come evolvono i pianeti rocciosi, compresa la Terra, e come riconoscere la loro attività geologica anche quando li osserviamo da centinaia di milioni di chilometri di distanza”.
Link utili:
Articolo di risposta: nature.com/articles/s41550-026-02832-7
Articolo originale di Sulcanese et al. (2024): https://www.nature.com/articles/s41550-024-02272-1





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