Giu 24

Una nuova mappa geologica per il quadrangolo Eminescu su Mercurio

La nuova mappa geologica della metà occidentale del quadrangolo Eminescu, su Mercurio. Colori e simboli distinguono pianure, crateri, scarpate e altri elementi della superficie, permettendo di ricostruire la storia geologica della regione. Crediti: M.El Yazidi et al. (2026), Journal of Geophysical Research: Planets

È stata pubblicata sulla rivista Journal of Geophysical Research: Planets la prima mappa geologica dettagliata della metà occidentale della maglia (o quadrangolo) Eminescu (H09), una delle 15 regioni geologiche del reticolato cartografico di Mercurio. Il lavoro non si limita a descrivere la morfologia della superficie, ma fornisce anche elementi per ricostruire la storia geologica di quest’area del pianeta più vicino al Sole.

Il gruppo di ricerca guidato da Mayssa El Yazidi, professoressa associata presso l’Università del Maryland Global Campus (e in precedenza assegnista di ricerca presso l’INAF-IRA di Bologna), ha utilizzato i dati d’archivio raccolti dalla missione Messenger della Nasa. La cartografia prodotta (in scala 1:3.000.000) ha consentito di censire e analizzare la superficie della regione, fittamente craterizzata.

«È uno studio importante perché mette a disposizione della comunità scientifica una base cartografica solida e aggiornata di una regione di Mercurio ancora poco esplorata nel dettaglio», sottolinea Piero D’Incecco, ricercatore dell’INAF – Osservatorio Astronomico d’Abruzzo.

Nell’area esaminata, che prende il nome dall’omonimo cratere Eminescu, sono stati mappati 2162 crateri con diametro superiore a cinque chilometri, oltre a 540 scarpate lobate e 222 dorsali corrugate (o wrinkle ridges, in inglese). Dall’analisi stratigrafica è emerso che la superficie è stata modellata principalmente da una combinazione di compressione tettonica, di intensi processi di craterizzazione e di vulcanismo effusivo e fessurale. Sono stati inoltre individuati 188 gruppi di hollows, strutture brillanti e depresse tipiche del suolo del primo pianeta del Sistema solare.

E conclude: «Per noi è anche un modo per collegare il patrimonio di dati raccolti dalle missioni precedenti, in particolare Messenger, con la nuova fase di esplorazione che si aprirà con BepiColombo: non si parte da una pagina bianca, ma da un quadro geologico che può guidare domande, confronti e interpretazioni».

Per approfondire:

Immagine di copertina: vista del bacino b12 e delle aree circostanti, con i crateri Firdousi e Faulkner. Questa immagine colloca alcune strutture discusse nel lavoro all’interno di un contesto regionale più ampio.

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